Assicurazione incendio: una case history per una copertura antica come la Storia

Sapevi che l’assicurazione incendio è stata una delle prime forme di tutela assicurativa?

Le prime polizze risalgono infatti al XVII secolo in Inghilterra dopo il grande incendio di Londra del 1666 che distrusse gran parte della città. Questo evento dimostrò la necessità di un sistema di protezione economica contro i danni da fuoco e diede il via a un modello mutualistico in cui ogni partecipante contribuiva a creare un fondo comune.

Oggi le polizze incendio per le aziende si sono molto evolute offrendo, oltre alla garanzia base, anche tutele e protezioni sempre più ampie per rispondere ai rischi moderni. Sempre più numerose sono le aziende che richiedono garanzie per:

  • danni alle infrastrutture IT
  • assistenza per un ripristino rapido delle attività
  • copertura per perdite economiche a scorte e prodotti finiti o per mancata consegna ai clienti

Un ambito che si è evoluto significativamente negli ultimi anni è quello dei sistemi di protezione: oggi le aziende possono proteggersi con tecnologie avanzate e strategie di prevenzione intelligente. Si tratta di Sistemi di Rilevazione Avanzati come:

  • telecamere termiche
  • sensori di fumo intelligenti
  • Smart Sprinkler che si attivano solo nelle aree necessarie
  • Sensori IoT per raccogliere dati su temperatura e umidità

Ma cosa può fare oggi un’azienda per proteggersi dal rischio incendio e tutelare i propri beni?

Sicuramente investire in sistemi avanzati significa proteggere persone, strutture e attività aziendali con un approccio proattivo. Questo approccio, in un’ottica di gestione aziendale, aiuta a prevenire ed anticipare quelli che possono essere i rischi e gli eventuali danni causati da un incendio all’interno del proprio fabbricato. Adottare una strategia basata su prevenzione e formazione riduce il rischio e migliora la sicurezza. 


Case history

Contesto

Azienda italiana specializzata nella produzione di prodotti alimentari di alta qualità, con sede nel Nord Est.

Evento

Nel settembre 2017 un incendio di vaste proporzioni ha colpito lo stabilimento principale dell’azienda, causando danni significativi alle linee di produzione e interrompendo l’attività produttiva. 

Intervento Assicurativo

Grazie ad una polizza incendio comprensiva di copertura per i danni indiretti, l’azienda ha potuto: 1) ricevere un indennizzo per i danni materiali subiti dalle strutture e dai macchinari.  2) ottenere una compensazione per le perdite economiche derivanti dall’interruzione dell’attività produttiva.

Risultato

L’azienda è riuscita a ripristinare le operazioni e a tornare alla piena capacità produttiva in tempi relativamente brevi, mantenendo la fiducia dei clienti e preservando la propria posizione sul mercato. 

Questo caso evidenzia l’importanza di includere nella polizza incendio non solo la copertura per i danni diretti, ma anche per quelli indiretti, come le perdite derivanti dall’interruzione dell’attività. 

Global Broker nel corso degli anni si è creata un know how e un’esperienza consolidata nella prevenzione e gestione del rischio incendio per le aziende.

Nello specifico effettua e sviluppa una Due Diligence Assicurativa preventiva per verificare:

  • l’adeguatezza delle coperture rispetto ai rischi aziendali
  • la conformità con le normative e i contratti, ed evidenziare eventuali rischi scoperti che potrebbero causare problemi futuri
  • mappare i sistemi di protezione e sicurezza garantendo così una protezione sempre adeguata.

Global Broker, insieme alla azienda, prepara anche una Gap Analysis per:

  • identificare eventuali lacune o eccessi di copertura
  • apportare migliorie per ridurre i rischi residui e ottimizzare i costi assicurativi, mantenendo comunque gli stessi standard di protezione. 

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DIPENDENTI E FONDI PENSIONE: non aderendo si fa anche un regalo al datore di lavoro

L’Osservatorio Italian Welfare evidenzia inoltre come la semplice adesione alla previdenza complementare con il solo conferimento del TFR non sia sufficiente a massimizzare il proprio assegno pensionistico.

Se il lavoratore infatti non intende contribuire anche con una propria quota, deducibile dal reddito, rinuncia automaticamente al contributo della propria azienda.

Ma di che numeri stiamo parlando?

Ipotizzando un contributo azienda pari al 2% della RAL, tale non scelta significa ad esempio rinunciare ad un contributo annuale che va dai 700€  ai 1.100€.

Contributi annuali che se rapportati ad una durata media di permanenza in una forma pensionistica complementare pari a 30 anni portano negli esempi sopra citati ad un regalo al proprio datore di lavoro oscillante tra 21 mila e 33 mila euro.

L’Osservatorio Italian Welfare si spinge oltre e quantifica anche la potenziale perdita di montante previdenziale del lavoratore su 30 anni di permanenza nella forma pensionistica complementare nell’ipotesi di un rendimento medio annuo effettivo del 3%.

In tal caso i 700 euro annuali comporterebbero dopo 30 anni un montante previdenziale di 34,3 mila euro, i 900 euro annuali di 44,1 mila euro, mentre per i 1.100 euro annuali il montante previdenziale raggiungerebbe i 53,9 mila euro.

Peraltro, ferma restando l’ipotesi di un rendimento medio annuo effettivo del 3%, se invece di 30 anni di permanenza nella forma pensionistica complementare se ne considerano 40, i montanti previdenziali sopra indicati raggiungerebbero rispettivamente gli importi di 40, 4 mila euro, 52 mila euro, fino ad arrivare a 63,5 mila euro nel caso del contributo azienda annuale di 1.100 euro.

Come si può capire, il tema diventa ancora più pressante se si considera – come giustamente fa notare l’Osservatorio Italian welfare – che con l’età aumentano anche le esigenze di assistenza socio-sanitaria e personale, in un contesto in cui le pensioni pubbliche, come detto, rischiano di non essere sufficienti a coprire le necessità di vita quotidiana. 

Focus Legge di Bilancio 2025

La legge ha introdotto alcuni meccanismi di integrazione tra previdenza pubblica e previdenza complementare, con il duplice obiettivo di agevolare l’accesso alla pensione di base, sia di vecchiaia che anticipata, anche ai cosiddetti “contributivi puri” e di valorizzare, al contempo, il cosiddetto secondo pilastro pensionistico. 

In particolare, i lavoratori assunti successivamente al 1° gennaio 1996 e quindi privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (i “contributivi puri”), potranno considerare anche il valore delle prestazioni di rendita dei fondi pensione a cui hanno aderito, ai fini del raggiungimento degli “importi soglia” stabiliti per l’accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata nel sistema pensionistico pubblico (cfr. art. 1, cc. 181-185, L. n. 207/2024). 

Insomma, aderire ad una forma di previdenza complementare con il proprio contributo – oltre ad evitare un “regalo” al proprio datore di lavoro – ha il vantaggio di poter lasciare prima il lavoro.

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DECRETO CAT NAT: proroga diversificata per l’obbligo di polizza

L’obbligo era stato prorogato al 31 marzo 2025 e si era tentato di prorogarlo ulteriormente ad ottobre, ma senza successo.

Il termine è stato così differito:

  • al 1° ottobre 2025 per le medie imprese;
  • al 1° gennaio 2026 per le piccole e micro imprese.

Per le grandi imprese l’obbligo di assicurarsi rimane fermo al 1° aprile ma non si tiene conto per ulteriori 90 giorni dell’eventuale inadempimento dell’obbligo di assicurazione nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali.

Ecco il quadro in breve:

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RAPPORTO CLUSIT: aumentano gli attacchi informatici

Gli attacchi informatici hanno colpito principalmente:

  • Pubblica Amministrazione e sanità, tra i settori più bersagliati, con una crescita significativa degli incidenti anche in Europa (+90% nel settore pubblico).
  • Finanza e assicurazioni, ancora nel mirino, ma in calo rispetto al 2023 grazie all’adozione del Regolamento DORA.
  • Manifattura e industria, sempre più colpite in ottica di attacchi alla supply chain.

Il malware è tornato ad essere la principale minaccia in Italia (38%), superando i DDoS – lett. “attacco di diniego del servizio” – (21%), che avevano dominato il 2023. Gli attacchi basati su vulnerabilità sono aumentati del +90%, mentre il phishing e social engineering è cresciuto del +35%, rappresentando l’11% degli attacchi in Italia (8% a livello globale) rimanendo una delle tecniche più diffuse.

Il rapporto evidenzia una fragilità strutturale in Italia, in particolare per quanto riguarda le PMI, spesso sprovviste di risorse adeguate per la difesa informatica.
Sebbene il dato esatto degli investimenti in cybersecurity non sia specificato nel Rapporto Clusit, viene sottolineato il gap rispetto ad altri Paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito, dove la spesa è più consistente e mirata.

Se fino a pochi anni fa gli Stati Uniti erano l’obiettivo principale degli attacchi, il 2024 segna un cambiamento:

  • il 35% degli attacchi ha colpito l’America, in calo rispetto al passato.
  • il 30% degli attacchi ha colpito l’Europa, che si avvicina ai livelli americani.
  • il 17% degli attacchi ha coinvolto vittime multinazionali.

L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti, pur presentando un andamento migliore rispetto al dato globale.

Gli attacchi informatici sono infatti aumentati del 15% nel 2024 rispetto al 2023, mentre la crescita globale come detto è stata del 27%.

Il Rapporto Clusit 2025 conferma in sostanza che l’Italia è un obiettivo privilegiato per il cybercrime e che gli investimenti in cybersecurity restano insufficienti. Il malware, il phishing e gli attacchi a infrastrutture critiche sono in aumento, rendendo urgente un rafforzamento delle strategie di difesa. Solo con maggiori investimenti, formazione e prevenzione sarà possibile contrastare efficacemente le minacce digitali sempre più sofisticate.

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ASSICURAZIONI VITA: quanto hanno reso le Gestioni Separate nel 2024?

Le Gestioni Separate sono un portafoglio di investimenti gestito separatamente dagli altri attivi detenuti dall’Impresa di Assicurazioni, in funzione del cui rendimento si valutano le prestazioni dei contratti ad esso collegati.

Gli investimenti assegnati a una Gestione Separata sono quindi di proprietà dell’Impresa, ma sono mantenuti distinti e sono gestiti separatamente dalle altre attività dell’Impresa stessa.

Nel 2024, anno in cui si è assistito a una riduzione dei rendimenti sui titoli governativi, le Gestioni Separate hanno registrato un incremento del rendimento realizzato, dopo quello che aveva già caratterizzato l’anno precedente. 

Da sempre infatti la gestione finanziaria attuata dalle Compagnie nell’ambito delle Gestioni Separate è “liability driven”, orientata cioè più alla stabilizzazione che alla massimizzazione dei rendimenti. Lo stile di gestione adottato individua i titoli guardando agli aspetti di solidità dell’emittente, privilegiando la stabilità del flusso cedolare nel tempo ed il contenimento dei rischi finanziari anche attraverso una attenta diversificazione del portafoglio. 

Ciò non toglie che per alcune Gestioni Separate la quota di rendimento è stata ottenuta attraverso il realizzo di plusvalenze – dato desumibile dal rendiconto della gestione stessa.  Diverse gestioni, infatti, nel 2024, hanno realizzato le plusvalenze accumulate in portafoglio a seguito della discesa dei rendimenti sui titoli governativi: questo ha certamente contribuito a incrementare il rendimento dell’anno, ma a scapito delle potenzialità di rendimento per gli anni successivi.

Altro punto importante da evidenziare è l’impatto della volatilità dei mercati sul risultato di periodo delle Gestioni Separate, impatto che viene attenuato proprio grazie al particolare metodo di calcolo del rendimento: in presenza di variazioni permanenti nelle condizioni finanziarie le Gestioni Separate tendono infatti ad adeguarsi con gradualità al nuovo assetto dei mercati, esibendo andamenti smussati, privi delle usuali punte positive o negative proprie di altri prodotti finanziari.

Logica vuole quindi che i prodotti vita di investimento di ramo I, legati a Gestioni Separate, massimizzano il loro appeal specie nei momenti di discesa o di permanenza di bassi tassi di interesse sul mercato in considerazione ad esempio della presenza al loro interno di investimenti obbligazionari (fatti in precedenza) con cedole più elevate rispetto a quelle vigenti espresse dal mercato, mentre – come detto – si adeguano con gradualità al nuovo assetto di mercati caratterizzati da una risalita dei tassi di interesse.

Concetti questi che devono però tener conto dei volumi di raccolta effettuati dalle Compagnie in tali frangenti; una consistente raccolta effettuata in periodi di discesa dei tassi di interesse tende infatti ad “annacquare” velocemente i rendimenti insiti nel portafoglio già esistente, mentre un’analoga consistente raccolta effettuata in periodi di risalita dei tassi di interesse tende a favorire un più veloce adeguamento dei rendimenti della Gestione Separata a quelli vigenti espressi dal mercato.

Fatti questi importanti chiarimenti, dalla statistica emerge che alcune Gestioni Separate hanno superato addirittura il 4%, e questo grazie o nuove attivazioni o a riapertura di Gestioni Separate in precedenza chiuse a nuovi contratti e “riattivate” nel corso del 2024.

Tra queste primeggiano:

  • Vittoria Obiettivo Valore (4,58%),
  • Crédit Agricole Vita Equilibrio (4,54%),
  • Athora risparmio protetto (4,53%),
  • Fondivita di Unipolsai (4,43%),
  • Oscar Premium di Arca Vita (4,27%),
  • Gestiriv Plus di Axa Assicurazioni (4,23%),
  • Fondo Capitalbank di HDI Assicurazioni (4,81%),
  • CNP Spinnaker di CNP Vita Assicura (4,13%). 

Da notare infine la presenza di 21 Gestioni Separate caratterizzate dalla presenza del fondo utili, per le quali il 2024 è stato un anno di accumulo. Parte del rendimento realizzato è stato infatti accantonato nel fondo stesso, con la finalità di utilizzarlo per stabilizzare/sostenere il rendimento negli anni futuri.

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