Da sempre la mission di Global Broker, nata come partner di un primario gruppo Bancario italiano, è la creazione di valore per le aziende clienti che intendono affidarle il proprio asset assicurativo, in quanto l’obiettivo prima del contenimento economico dei costi è l’attività di identificazione e trasferimento del rischio.
La business interruption nella nostra esperienza è una copertura acquistata dalle aziende – principalmente le grandi e medie imprese – che hanno piena consapevolezza di come tale garanzia sia una tutela imprescindibile sia dal ben noto “incendio” che da altri eventi primari quali quelli atmosferici e catastrofali.
Cosa può fare quindi un’Impresa per tutelarsi da questa eventualità?
E allora cosa fare?
Affinare l’attività di analisi dei rischi evolvendo il modello di Risk Management REATTIVO verso quello ANTICIPATIVO, implementando i modelli di indagine proprio nelle situazioni di maggiore incertezza dove i metodi di valutazione e trattamento del rischio non sono adeguati, con la costruzione di scenari strategici, mediante l’analisi dei Megatrend o dei segnali deboli.
Cosa ha fatto Global Broker?
Nel 2014 ha condiviso con la Banca partner l’importanza dell’inserimento di un questionario assicurativo in procedura fidi per effettuare la mappatura delle abitudini assicurative delle Aziende, indispensabile per introdurre un nuovo elemento di valutazione del rischio credito. Da qui ha sviluppato e realizzato negli anni una piattaforma proprietaria denominata “Zoe” che permette sia alle Banche che alle Aziende di misurare il proprio indice di copertura assicurativa rispetto al settore merceologico di appartenenza. Con la piattaforma Zoe siamo in grado di assicurare alle imprese una valida razionalizzazione degli investimenti assicurativi, prioritizzandoli. Il comparto assicurativo infatti sconta oramai un persistente e massivo affollamento della proposta, tale da creare nelle imprese una difficoltà crescente nel definire quali siano gli strumenti assicurativi effettivamente necessari al proprio business e soprattutto a quale intermediario affidarsi.
La chiara indicazione dei rischi prioritari, declinati dalla piattaforma, consente quindi alle imprese un salto in avanti nel considerare le caratteristiche di investimento assunte da un corretto pacchetto assicurativo rispetto a quelle che le considerano essenzialmente un costo.
Invitiamo quindi tutte le Aziende che siano interessate ad effettuare questa valutazione a contattarci per presentare loro concretamente i benefici di questa soluzione.
Vuoi saperne di più su ZOE e prenotare una demo di presentazione della piattaforma?
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CONCESSIONE DEL CREDITO ALLE AZIENDE: più di una Banca su 2 tiene conto della sottoscrizione di una polizza contro i rischi operativi
Interessanti i risultati rivenienti dall’indagine regionale sul credito bancario (Regional Bank Lending Survey, RBLS) condotta dalla Banca d’Italia nei primi mesi del 2023 e che ha visto la partecipazione di 244 Banche, rappresentanti l’89% dei prestiti bancari.
In particolare l’indagine concentrava l’attenzione su quattro tipologie di rischio per le Imprese:
- Rischi naturali e climatici è ovvero il rischio che una Azienda incorra in danni provocati da calamità naturali ed eventi climatici avversi quali alluvioni, inondazioni, grandine, neve, frane, terremoti e bombe d’acqua;
- Cyber risk è ovvero rischio di perdite economiche e finanziarie causate da azioni dolose che riguardano il sistema informatico;
- Rischio di insolvenza di un debitore è ovvero la possibilità che un debitore non adempia al pagamento del debito alle scadenze concordate;
- Rischi operativi quali ad esempio furto, incendio, responsabilità verso terzi, trasporto merci.
I risultati dell’indagine indicano che oltre la metà delle Banche tiene conto della sottoscrizione di una polizza contro i rischi operativi nella decisione di concessione del credito (in misura minore per il pricing), ma la quota di intermediari che – nonostante ritenga rilevante un determinato rischio – non tiene conto delle eventuali coperture assicurative è ancora elevata.
Ciò in particolare per la difficile integrazione dell’informazione nei modelli di valutazione del credito, ma anche per la mancanza di prodotti assicurativi idonei a ridurre il rischio di credito e per la difficoltà di reperire le informazioni sulle coperture delle Imprese.
Più in particolare l’indagine mette in evidenza che la rilevanza dei rischi dell’Azienda finanziata nella concessione del credito dipende dalla tipologia del rischio stesso e dalla dimensione dell’intermediario.
Come si evince dalla tav. 1 l’80% delle Banche intervistate ritiene molto o moderatamente rilevante il rischio di insolvenza di un debitore, mentre la percentuale cala in misura significativa – circa il 60% – per la categoria degli altri rischi operativi. Per quanto concerne il cyber risk ed i rischi naturali e climatici, la rilevanza è ancora più bassa, rispettivamente al 17% e 44%.
Percentuali nettamente inferiori invece per gli intermediari che considerano questi rischi “molto rilevanti”.
Alle Banche che tengono conto della sottoscrizione di una polizza l’indagine ha inoltre posto ulteriori domande sulla rilevanza della sottoscrizione nella concessione e nel pricing del prestito.
Come si evince dalla tav. 3 sotto riportata, i risultati mostrano che per ciascuna tipologia di rischio gli intermediari considerano l’informazione sulla copertura assicurativa più importante per la concessione del prestito che per il pricing dello stesso.
Per quanto concerne inoltre le Banche che dichiarano di non tenere conto delle coperture assicurative, quasi tutte di minore dimensione, le stesse – vedi tav. 5 sotto riportata – hanno indicato anche la principale motivazione per ciascuna categoria di rischio.
Circa la metà degli intermediari ha segnalato la difficoltà nell’integrare l’informazione sulla sottoscrizione di una polizza nei modelli di valutazione del credito; gli altri ostacoli sono dovuti principalmente alla mancanza di prodotti assicurativi idonei e soprattutto a difficoltà informative. Minimi i problemi legati all’affidabilità delle compagnie di assicurazione.
La maggior parte delle Banche ha infine dichiarato di ottenere l’informazione sulla sottoscrizione di una polizza direttamente dall’impresa che effettua la domanda di finanziamento.
Alla luce della pluriennale esperienza maturata nel settore aziende, Global Broker ha implementato una piattaforma strutturata che presenta varie finalità, una delle quali è rappresentata dalla “Gap Analysis”, ovvero il delta tra le coperture assicurative sottoscritte da una Azienda e quelle che la stessa dovrebbe detenere nel proprio portafoglio assicurativo in base alle sue caratteristiche ed attività (codice Ateco). Uno strumento utile in tema di merito creditizio sia alle Aziende che alle Banche, posto che la funzionalità restituisce anche uno “Scoring”, ovvero un indicatore del grado di tutela assicurativa dell’Azienda rispetto alla tipologia di settore e dimensione.
Sei interessato ad approfondire questa tematica?
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PREVIDENZA OBBLIGATORIA: qual è la situazione del sistema pensionistico italiano?
Molto interessante (e un po’ preoccupante….) la situazione emergente dal Rapporto n. 11 anno 2024 “Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano – Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2022” a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Un Rapporto che tra le altre si sofferma sulla realtà del numero dei pensionati in Italia (16.131.414), e sul rispettivo importo medio lordo annuo del reddito pensionistico.
Con tante conferme e qualche sorpresa.
Qualche numero:
- il 77,9% dei pensionati (ovvero 12.563.638 su un totale di 16.131.414) appartiene ad una classe di reddito pensionistico mensile lordo compresa tra 1 volta il minimo (525,38 €) e 4 volte il minimo (2.101,52 €)
- Soggetti questi che rappresentano il 54,8% dell’importo complessivo lordo annuo del reddito pensionistico (176.583.721.324 € su un totale di 322.233.068.109 €)
- A livello complessivo, il reddito pensionistico medio lordo pro-capite ammonta a 19.975,50 € (16.401,02 euro annui netti), quindi 1.537 € lordi mensili (1.262 mensili netti) per 13 mensilità
- 255.039 pensionati, l’1,6% del totale, rappresentano il 7,2% dell’importo complessivo lordo annuo del reddito pensionistico (23.073.464.713 € su un totale di 322.233.068.109 €), registrando un importo medio lordo mensile del reddito pensionistico pari a 6.960 €
- Per contro, ben 5.917.243 pensionati (su un totale di 16.131.414) registra un importo medio lordo mensile del reddito pensionistico inferiore a 755 €, peraltro quasi tutti con pensioni in tutto o in parte assistenziali; si tratta quindi di soggetti che nella loro vita attiva hanno versato pochi o zero contributi (e parallelamente poche o nessuna imposta) e che sono a carico della collettività.
Parliamo inoltre di importi lordi, che subiscono poi un carico fiscale sul reddito pensionistico del pensionato.
Fonte: Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
Il Rapporto a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali mette altresì in evidenza che percentualmente le donne rappresentano il 51,7% dei pensionati, e percepiscono il 44% dell’importo lordo pagato per il complesso delle prestazioni: 180.574 milioni di euro vanno agli uomini e 141.659 milioni di euro alle donne.
Potrebbe quindi sembrare a prima vista che le donne ricevono una prestazione di gran lunga minore rispetto agli uomini; nella realtà questi numeri sono spiegati dalle pensioni ai superstiti (per l’87,5% pensioni femminili), oltre che dal fatto che le donne percepiscono l’86,1% dei trattamenti minimi assistenziali.
Non va poi dimenticato che in Italia sia i tassi di occupazione femminili – nel 2022, il 51,1 contro il 69,2 degli uomini – sia i livelli di carriera, vedono le donne ancora sfavorite.
Una fotografia questa emergente anche dai dati contenuti nel XXIII rapporto annuale dell’INPS recentemente presentato dal Presidente dell’Istituto, Gabriele Fava.
Un sistema quello pensionistico italiano definito dal Presidente in equilibrio, e per il quale non si intravedono problemi di sostenibilità a lungo termine, grazie ai rassicuranti dati provenienti dal mercato del lavoro.
Rapporto Inps che non tralascia però di soffermarsi sulle incognite legate allo scenario demografico (calo della fecondità, riduzione della fascia di popolazione in età lavorativa, età media della popolazione in aumento) e a quello dell’immigrazione, che di fatto non avvantaggiano il rapporto tra lavoratori contribuenti e pensionati.
Né va dimenticato il fatto che le riforme intervenute negli anni nel sistema pensionistico italiano – in primis il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo – hanno sicuramente abbassato il tasso di sostituzione, ovvero l’entità delle pensioni stesse.
Insomma, un quadro questo che induce a tenere alta l’attenzione sul tema pensioni e mai come adesso a sviluppare il prima possibile la “previdenza complementare” di secondo pilastro tramite i fondi pensione.
Certo, per sviluppare una pensione “di scorta” occorre tempo e soprattutto denaro, ma specie per i lavoratori dipendenti aderire ad un fondo pensione con la propria azienda significa beneficiare del contributo del datore di lavoro, della deducibilità annuale dei contributi versati sino al limite di 5.164,57 euro, nonché di una tassazione agevolata dei rendimenti al 20%, che scende al 12,50% per i titoli di Stato.
Senza dimenticare l’importanza e la convenienza della R.I.T.A. – rendita integrativa temporanea anticipata – a beneficio di coloro che hanno cessato l’attività lavorativa in prossimità del pensionamento e necessitano dunque di un “reddito ponte” di 5 o 10 anni fino al raggiungimento dei requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia. Inoltre, la R.I.T.A. può rappresentare uno strumento ideale quando si decide volontariamente di ritirarsi dal lavoro anticipatamente.
Cosa ha fatto la tua Azienda sull’argomento previdenza complementare? Sei interessato ad approfondire questa tematica? Vuoi organizzare una formazione concreta e specialistica a favore dei tuoi dipendenti?
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RAPPORTO SUL BEN-VIVERE E LA GENERATIVITÀ DELLE PROVINCE ITALIANE 2024: le novità della classifica
Molto interessanti i dati emergenti dalla sesta edizione del Rapporto sul ben-vivere e la generatività delle province italiane presentato in occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile tenutosi a Firenze dal 3 al 6 ottobre 2024.
La ricerca, coordinata da NeXt Economia con il supporto del Festival Nazionale dell’Economia Civile, di Federcasse BCC-CR, di Avvenire, e con il finanziamento di Fondo Sviluppo, si pone l’obiettivo di proporre a tutti i soggetti del sistema socio-economico, imprenditori, amministratori locali, intermediari finanziari, enti del terzo settore, e singoli cittadini, uno strumento capace di analizzare gli elementi di vulnerabilità e resilienza locale.
Con tante conferme ma anche sorprese nelle classifiche 2024 del ben-vivere e della generatività in atto delle province.
Classifiche dalle quali emerge un’Italia a due velocità, registrandosi da un lato un generale miglioramento del ben-vivere nei territori, e dall’altro una complessiva battuta d’arresto della generatività, intesa come la capacità di “accendere” il singolo affinché con le sue azioni e relazioni abbia un impatto positivo sulla cittadinanza.
CLASSIFICA BEN-VIVERE
La provincia di Bolzano per la prima volta in sei anni cede il primo posto scendendo di ben nove posizioni fino alla decima. Calo che dipende da una flessione nelle dimensioni della legalità e sicurezza, riduzione del tasso di natalità e del numero medio di figli per donna, aumento dell’età media della donna al parto, aumento del tasso di motorizzazione, consumo di suolo, livelli superiori di PM10, un più alto livello delle sofferenze sui finanziamenti e sui mutui unitamente alla riduzione degli sportelli bancari. Podio quindi composto da Pordenone (+1), Siena (+4), e Milano (+1).
Nella Top 10 ci sono quattro new entry: Trieste, Rimini, Udine, Parma, mentre escono le province di Bologna, Prato, Gorizia e Ancona. Da segnalare inoltre le province top 2024 che guadagnano più di quindici posizioni: Isernia (+37), Novara (+28), Venezia (+26), Benevento (+24), Ferrara (+24), Rimini (+23), Belluno (+22), Trieste (+19), Vercelli (+18) e Teramo (+15).
Da evidenziare infine che dal confronto con il rapporto dello scorso anno emerge una situazione complessiva di maggior ben-vivere: la seconda metà della classifica è più vicina alla prima e gli ultimi ai penultimi.
CLASSIFICA GENERATIVITÀ
La generatività dipende da 5 componenti: voto col portafoglio e orientamento all’impatto, dinamismo familiare e professionale, spirito imprenditoriale e creatività cooperativa, responsabilità/impegno sociale personale, responsabilità/impegno ambientale personale.
Ciò premesso, il podio 2024 rispetto all’annualità passata non varia nelle province presenti: Bolzano prima e stabile, Milano seconda (+1), Trento terza (-1).
Nella top 10 ci sono quattro new entry: Gorizia, Verona, Mantova e Rimini, mentre escono le province di Bologna, Reggio Emilia, Piacenza e Ragusa. Da segnalare inoltre le province top 2024 che guadagnano più di venticinque posizioni: Catanzaro (+65), Ferrara (+45), Lodi (+42), Grosseto (+41), Isernia (+39), Fermo (+38), Vibo Valentia (+37), Gorizia (+33), Barletta-Andria-Trani (+32) e Belluno (+26).
Rispetto alla classifica del ben-vivere, in tema di generatività, come detto, si assiste invece complessivamente ad un peggioramento generale, sia in termini di livello che di aumento delle disuguaglianze, tra i primi, tra gli ultimi, e tra i primi e gli ultimi.
Interessante infine l’analisi dei territori tramite l’utilizzo di indicatori “ibridi”, la cui funzione è quella di catturare quanto della ricchezza economica è stata prodotta in modo sostenibile o quanta parte della medesima si traduce in servizi di welfare sociale (es. biblioteche, servizi per l’infanzia, trasporto pubblico locale, servizi per gli anziani), welfare ambientale (es. piste ciclabili, verde urbano, dispersione rete idrica), o capacità di innovazione (es. banda ultralarga, start-up, domande di brevetto). Ecco alcuni dati:
Welfare, benessere, sostenibilità, innovazione: concetti questi entrati quotidianamente a far parte della nostra società e nelle aziende. Sei interessato ad approfondire queste tematiche?
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WELFARE AZIENDALE: riduce il turn over, aumenta la talent retention, sviluppa la talent attraction
Il Presidente dell’Osservatorio nazionale Welfare & Salute, Ivano Russo, è intervenuto in audizione in Commissione Sanità al Senato della Repubblica lo scorso 25 giugno 2024 in merito all’iter di conversione del Provvedimento “Dl taglia liste d’attesa”, rispetto alla proposta di includere anche la Sanità integrativa nella strategia della riduzione delle liste d’attesa.
I contributi di assistenza sanitaria sono infatti uno degli strumenti “benefit” – che non concorrono a formare reddito ai sensi dell’art. 51 del TUIR – utilizzati dalle Aziende per estendere la tutela sanitaria offerta dal Servizio Sanitario Nazionale ai propri dipendenti e loro nuclei familiari, in forma diretta o ad integrazione dei Fondi di Categoria; questo non significa rinunciare al Sistema Sanitario Nazionale bensì avere una possibile soluzione alternativa in caso di indisponibilità dei servizi oppure in caso di tempi di attesa incompatibili con la necessità di effettuare una prestazione.
Tutela che può essere estesa anche agli Amministratori – figure chiave dell’Azienda – che possono quindi essere ugualmente beneficiari di coperture sanitarie assicurative.
Come? attraverso appositi programmi sanitari pensati per il mondo Aziende, veicolati tramite Casse Sanitarie, tramite i quali è possibile estendere anche agli Amministratori i benefici delle prestazioni sanitarie già previsti per le categorie di dipendenti – abbinate anche alla garanzia Long Term Care o Dread Disease – sulla base del principio mutualistico, ovvero in assenza di questionario assuntivo.
Un’ottima opportunità per vari motivi: non solo tempo (è cosa risaputa la lentezza del Servizio Sanitario Nazionale, dove ad esempio una visita specialistica può richiedere un’attesa di mesi; grazie alla Cassa o Fondo sanitario integrativo, il beneficiario può rivolgersi sia a strutture convenzionate che private, che usualmente garantiscono una disponibilità immediata) e risparmio (usualmente affidandosi a strutture convenzionate non vi è il materiale pagamento della prestazione, mentre con altre strutture private al pagamento segue un rimborso tramite accredito su conto corrente), ma anche un riscontro positivo in ambito E.S.G. sia con riferimento all’area Social “S”, sia a quella del Risk Management nell’ambito “G” di Governance.
Le Aziende che hanno avviato un programma di Welfare Aziendale hanno infatti ottenuto fra i benefici più immediati la riduzione del turn over, aumento della talent retention, oltre a sviluppare una talent attraction in caso di assunzione di nuove risorse.
Hai già pensato all’importanza di affrontare concretamente questo tema o vuoi fare una verifica del tuo programma in corso? Con Global Broker hai la possibilità di ampliare il ventaglio delle soluzioni, soprattutto in relazione alla continuità delle coperture assicurative del management e dei dipendenti, con particolare attenzione sia alle “cd malattie pregresse” sia all’importante tema della “non autosufficienza”. Approfitta della nostra consulenza con uno specialista di Global Broker!
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